Cinema Teatro Mac Mazzieri 12 Febbraio

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UN ALT(R)O EVEREST. ATIR FRA I CREPACCI DELLA SOLITUDINE

Fabris e Bicocchi in scena
Fabris e Bicocchi in scena

Superare il dolore di un abbandono è paragonabile alla scalata di una montagna ripida. Significa stare in equilibrio tra i crepacci e valicare con granitica delicatezza le zone fragili dell’anima.
Un’arrampicata per elaborare un lutto. Avendo come unico sostegno il dialogo silenzioso, profondo che si perpetua con chi non è più tra noi fisicamente ma continua a far parte della nostra esistenza: per sopravvivere. In questa zona grigia della vita scavano Mattia Fabris e Jacopo Bicocchi, autori e interpreti di “Un alt(r)o Everest”.

Dopo aver portato in scena “S(l)egati”, Fabris e Bicocchi tornano ad attingere materiale drammaturgico dalle montagne e dalle scalate. Prendono spunto da una storia vera ma poco conosciuta: la vicenda di due amici, Jim Davidson e Mike Price, che nel 1992 decidono di salire sul Monte Rainier, nello stato di Washington (USA). Una cima leggendaria, la cui scalata per gli americani significa potersi fregiare del titolo di alpinisti.
Il percorso riserverà ai due un’amara sorpresa: il cammino verso la vetta diventerà un viaggio di esplorazione negli abissi dell’anima e della loro amicizia.

L’inizio dell’arrampicata è tiepido. I discorsi sull’alpinismo e sulle imprese dei due amici a tratti illanguidiscono. L’interpretazione, tesa a restituire il colore e l’odore dell’America, sa un po’ di maniera. Ma è solo questione di tempo. Quando il dramma prende corpo, si avverte la potenza drammaturgica di una storia che trasuda amore, amicizia, sentimenti genuini profondi.

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